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STORIA DI RUDD CHE VOLEVA MORIRE PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
Giovedì 15 Luglio 2010 16:23
A PROPOSITO DI BIOTESTAMENTO

STORIA DI RUDD CHE VOLEVA MORIRE E FATTO FRAGILE CHIESE DI RESTARE VIVO


MICHELE ARAMINI


L
a notizia non avrebbe nulla di eccezio­nale se non fosse che la volontà di vive­re è stata espressa da un uomo – un inglese di 43 anni – a cui stavano per staccare il re­spiratore che lo teneva in vita. E se non fos­se che la Bbc è riuscita a catturare le imma­gini del fatto, accaduto nove mesi fa nel re­parto neurologico dell’ospedale Adden­brooke di Cambridge, mentre una troupe stava realizzando un documentario. La dif­fusione del servizio televisivo ha avuto gran­de risonanza su tutti i quotidiani inglesi di ieri e ha impressionato l’opinione pubblica della Gran Bretagna, riportando alla ribalta la delicatezza delle decisioni di fine vita.

Il caso è veramente da manuale. Richard Rudd era stato investito con la moto il 23 ot­tobre 2009, in seguito all’incidente era ri­masto completamente paralizzato, con le ulteriori complicanze di una polmonite e di un blocco renale. Il padre aveva autorizza­to i medici a interrompere la respirazione artificiale, perché quando un incidente si­mile era accaduto a un suo amico Richard aveva espresso la volontà di non vivere at­taccato a una macchina. Giunti al momen­to decisivo i medici hanno però notato che Richard per la prima volta aveva sbattuto gli occhi. Ovviamente gli hanno chiesto se vo­lesse rimanere in vita e lui per tre volte ha mosso gli occhi verso sinistra, per dire il suo sì, la sua volontà di vivere.

La vicenda fa riflettere: innanzitutto, sulla grande incertezza e sulla variabilità della vo­lontà personale di sospendere le terapie. Dovremmo sapere molto bene che un con­to è la volontà espressa quando si è in pie­na salute o sotto l’influsso doloroso della difficile condizione esistenziale di un ami­co o un parente, tutto un altro è decidere di se stessi nel momento in cui si diventa fra­gilissimi e appesi alla vita con un filo. Si sco­pre, allora, che non desideriamo affatto spezzare questo filo, per quanto sottile es­so sia. Una simile mutevolezza delle deci­sioni nei confronti del proprio vivere, sep­pure in condizioni precarie, dovrebbe ren­dere più attenti rispetto alla vincolatività che si vuole attribuire alle direttive da lasciar scritte nei cosiddetti testamenti biologici. Per la salvaguardia di un valore essenziale, quale è quello della vita umana, è certa­mente meglio che tali direttive siano solo o­rientative e che i medici possano decidere il miglior bene per il malato.

In secondo luogo bisognerebbe spazzar via tutti i veri o presunti 'ricordi' di parenti e a­mici, che appaiono con regolarità nelle cro­nache su episodi simili: da essi infatti può scaturire un danno irreparabile per la per­sona impossibilitata a esprimersi. La forma scritta – per quanto incapace di tener con­to dell’evoluzione di una persona – è il solo modo affidabile per eventualmente mani­festare le proprie volontà. Essa è un mezzo necessario di protezione della vita di fronte a malintesi, sentimentalismi, o interessi di terzi. Il
favor vitae , poi, è un principio car­dine di ogni ordinamento davvero civile. Purtroppo, però, in più Paesi si sta scivo­lando nella direzione di un’aperta superfi­cialità nei confronti della vita, per cui tutti i casi limite vengono considerati nient’altro che vite inutili: di fronte a esse ogni appiglio sembra sufficiente per dare la morte, giu­stificandosi col dire che così si sta sempli­cemente realizzando la libertà del moren­te. Chi si oppone a questo scivolamento nel disimpegno nei confronti degli esseri uma­ni più fragili viene persino accusato di essere attaccato materialisticamente alla vita.

Richard Rudd vuole vivere. Speriamo che o­ra
nessuno lo accusi di «vitalismo».
 
IN 90.000 ALLA MACERATA LORETO PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
Martedì 15 Giugno 2010 20:38

A scuola di umanità dai 90mila pellegrini della Macerata-Loreto

La rivoluzione del cuore che incendia il mondo

Quattrocentomila persone alla messa del Papa a Fatima il 13 maggio, duecentomila in piazza San Pietro per il grande abbraccio del Regina Coeli promosso da associazioni e movimenti il 16 maggio, due milioni a Torino per l’ostensione della Sindone. E l’altra notte, novantamila nel cammino notturno da Macerata a Loreto per quello che da anni è diventato il pellegrinaggio a piedi più frequentato d’Italia. Il popolo cristiano c’è. Scosso dagli accadimenti che travagliano la Chiesa, ma radicato nei suoi fondamenti e stretto attorno a Colui che lo fonda.

Lo testimoniano i grandi numeri appena ricordati, ma dentro i numeri – che di per sé potrebbero diventare un comodo alibi per gonfiare orgogliosamente i muscoli e mettere tra parentesi limiti ed errori – ci sono i volti e le storie personali irripetibili e irriducibili che li compongono, ci sono altrettanti "io" in azione. Tutto ciò era evidente nel "popolo della notte" che tra sabato e domenica – aderendo all’invito lanciato da Comunione e liberazione e raccolto da persone appartenenti alle più diverse anime del cattolicesimo italiano – ha attraversato la campagna marchigiana: giovani (tantissimi), anziani, gruppi di amici, parrocchie, curiosi, uomini e donne "senza etichetta" convenuti da ogni dove per ringraziare, domandare, offrire, condividere, cercare, pregare. Un campionario di umanità fatto di novantamila pagine, ognuna diversa dall’altra.

Un popolo di cercatori. Non vagabondi dispersi e sperduti nella notte, ma pellegrini in cammino verso una meta, la Casa custodita dal 1294 nel santuario di Loreto, la Casa dove è echeggiato il "sì" di una ragazza allo scandaloso annuncio dell’angelo che ha impresso una direzione nuova all’umana avventura: Dio si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi.

L’incontro personale con Cristo mette in movimento l’io e continuamente lo rigenera, come ricorda sant’Agostino: «Cerchiamo col desiderio di trovare, e troviamo col desiderio di cercare ancora». E il pellegrino – l’homo viator che mille volte cade ma sempre si rialza per camminare verso la meta – è l’immagine più compiuta e commovente di questa dinamica. Consapevoli del limite costitutivo dell’umana natura e del male che abita il mondo, i novantamila pellegrini della Macerata-Loreto hanno sperimentato che quel male non è l’ultima e definitiva parola sull’uomo perché la resurrezione è l’avvenimento che domina la storia, ma domina e muove anzitutto la loro personale esistenza.

Per molti quella notte è stata un "corpo a corpo" col Mistero lungo ventotto chilometri, dal quale sono riemersi stanchi e insieme rigenerati, con un cuore rinnovato dalla consapevolezza che il Mistero si è fatto carne nella loro carne. Ha misericordia del loro limite e teneramente lo abbraccia. Si commuove e lo muove, scavando la profondità dell’animo umano, così come sono scavati i gradini del sacello marmoreo che circonda la Santa Casa di Loreto. Domenica mattina, dopo una notte di fatica e commozione, migliaia di persone hanno pregato in ginocchio su quei gradini, per restare qualche minuto vicini alle pietre che hanno ascoltato il "sì" di Maria. Sono gradini – raccontano gli storici – deformati nei secoli dalle ginocchia di milioni di pellegrini venuti nei secoli a pronunciare il loro "sì": principi e accattoni, santi e letterati, soldati e contadini. Milioni di cuori che si sono sentiti amati dalla tenerezza del Mistero, e per questo sono diventati capacaci di amare. Capaci di una rivoluzione che continua a incendiare il mondo.
Giorgio Paolucci
 
UNA TESTIMONIANZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
Giovedì 29 Aprile 2010 16:39
Subject: UNA TESTIMONIANZA

Buonasera,
Sono una ragazza della provincia di Prato, di 34 anni.
Vi scrivo per portarvi la mia esperinza che ha cambiato tutta la mia vita.
Appartengo a quella categoria di donne che ha tanto desiderato un bambino e che dopo il matrimonio è finalmente riuscita ad esaudire il suo desiderio.
Tuttavia in gravidanza avanzata i medici hanno trovato un grave problema al mio bambino, grave al punto tale che mi fu fatta presente la possibilità di un aborto terapeutico, ormai non più praticabile in Italia (non era a rischio la mia vita), bensì all'estero, in un ospedale di Nizza.
Io e mio marito non abbiamo mai lontanamente pensato di abortire e nonostante tutto quello che ci hanno detto i medici siamo andati avanti uniti, e fiduciosi in Dio.
L'ultima fase della mia gravidanza è stata un inferno.
Il bimbo è nato con due settimane di anticipo con un cesareo urgente e alla nascita i neonatologi hanno fatto di tutto per salvargli la vita, mentre io e mio marito, anche se disperati, non potevamo fare altro che pregare.
Il mio bambino non doveva suparare la prima notte. Adesso ha 15 mesi, ed anche se è nato con una malattia rara è un bimbo bellissimo e pieno di vita.
Non dico che sia stata facile e che ora siano finite le sofferenze, ma non c'è niente di paragonabile rispetto a quello che mi fu prospettato in gravidanza.
Raccontare tutto per e-mail è impossibile.
Ciò che mi preme dire è che nessuna donna dovrebbe mai essere trattata come sono stata trattata io dopo che fu scoperto il problema del mio bambino.
Ero sola quando mi furono vomitate addosso tutte quelle parole per dirmi che in pancia avevo un bambino malato, e davanti avevo un plotone di medici tutti accorsi lì davanti eccezionalmente per l'evento.
Se non fossi nata in una famiglia dove mi è stato insegnato che i figli non sono nostra proprietà ma ci vengono affidati da Dio, se non avessi avuto un marito meraviglioso che crede nei miei stessi principi e nella mia stessa fede, chissà che non fossi andata a Nizza...
I medici spesso sono responsabili di tanti aborti tardivi, disperati, commessi da donne disperate, come la mamma della Calabria che in questi giorni la cronaca ha portato alla luce.
Quando ho appreso questa notizia al telegiornale, mentre ero a cena con la mia famiglia, sono scoppiata a piangere e non ho potuto proseguire a mangiare, perchè in quel corpicino abbandonato dalla mamma che dopo 24 ore ancora voleva vivere, ho visto il mio bellissimo bambino, che ha lottato tanto, come lui.
Io vorrei tanto aiutare le donne che si trovano nella situazione che ho vissuto io. Perchè non sono stata nè la prima, nè l'ultima.
Il tempo che ho a disposizione è limitato perchè mio figlio è ancora piccolo e dà tanto da fare, ma pensare di essere utile per una donna disperata, fosse solo farle vedere il mio bambino che è il ritratto della vita, per trovare la forza di non andare a Nizza, sarebbe una cosa grandiosa per me, per lei, per il suo bimbo e per il mio dolore di allora, che ancora non è stato superato.
Capisco che non ci si può improvvisare volontari in cose così delicate, e comunque per carattere inizio sempre tutto in punta di piedi. Tuttavia la mia esperienza del prima, del durante e anche del dopo potrebbe essere utile.
In ogni caso se vi facesse piacere potremmo un giorno incontrarci.
Ringrazio per aver accolto un po' della mia storia.
 
Chiara
 
PELLEGRINAGGIO MACERATA LORETO PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
Martedì 11 Maggio 2010 20:47

SABATO 12 GIUGNO SI SVOLGERA' IL 32° PELLEGRINAGGIO MACERATA LORETO. IL PELLEGRINAGGIO E' UN GESTO DI FEDE POPOLARE A CUI PARTECIPANO OGNI ANNO DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE. IL CAMMINO NOTTURNO SI SNODA ATTRAVERSO 28 CHILOMETRI TRA LE COLLINE MARCHIGIANE SCANDITO DALLA PREGHIERA, DAL CANTO E DAL SILENZIO. OLTRE A UN'ESPERIENZA INTENSA DI PREGHIERA  IL PELLEGRINAGGIO E' ANCHE UN VIAGGIO DI RICERCA INTERIORE, INFATTI IL TEMA CONDUTTORE E': "IL VERO PROTAGONISTA DELLA STORIA E' IL MENDICANTE" CIOE' COLUI CHE CERCA, CHE CHIEDE QUALCOSA. L'ESPERIENZA AFFASCINANTE DI  CHI CAMMINANDO NELLA NOTTE, PREGANDO, VERSO LORETO, SI SENTE PARTE DI QUELL'UMANITA' LA CUI STORIA E' SEGNATA DALLA RICERCA E DAL PROFONDO DESIDERIO DI DIO E DEL SUO AMORE.

ANCHE QUEST'ANNO E' STATO ORGANIZZATO UN PULMAN PER PARTECIPARE CHE PARTIRA' DA MONTESPERTOLI IL SABATO ALLE 13,00 PER FARE RITORNO L'INDOMANI PIU' O MENO ALLA STESSA ORA.

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI CONTATTARE LUCA: TEL. 0571 608656 CELL. 3356812273 E.MAIL Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

   

 
 



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