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I CATTOLICI E LA POLITICA PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca   
Mercoledì 03 Febbraio 2010 18:32
MAI SOTTO LE BANDIERE DI UN INDIVIDUALISMO RADICALE E IMPAURITO
 I cattolici sempre e solo dalla parte della vita

 DAVIDE RONDONI

 N
on ne posso più. Lo so che non servirà più di tanto dirlo, ma con l’avvicinarsi delle elezioni regionali (come ad ogni altra elezione) inizia il tormentone: e i cattolici? Per chi voteranno i cattolici? E via con dietrologie, supposizioni, interpretazioni e filologie. Mentre le cose sono chiarissime, e solo un cieco può far finta di non vedere. I cattolici sono una parte, non un partito. Come la Chiesa è sempre stata una parte nella storia, ma non un partito. Nel senso che intendiamo oggi per la parola partito. Inutile chiedere a quale partito appartengono. Ma è invece chiaro da che parte stanno.
  Sono la parte che ama la vita, in questa epoca della paura della vita. E dunque questa parte, questa fazione, questa brigata o questa strano popolo, sarà dalla parte di coloro che amano la vita, in tutti i suoi aspetti. È una parte, a cui si oppongono altre parti. E duramente, lo abbiamo visto, in nome di un individualismo radicale e impaurito. Solo un cieco può non vedere che questo amore è trasversale agli schieramenti, così come pure trasversalmente viene negato. Il Papa e il presidente dei vescovi italiani mi pare abbiano detto di auspicare il sorgere di una nuova leva di politici cattolici, non una nuova forma di partiti cattolici. Le cose stanno così, stanno chiaramente, e dunque ogni confusione è finta, è voluta. Non è la Chiesa a fare le leggi elettorali. A dettare le condizioni in cui si vota. I cattolici sapranno chi votare, almeno quelli che stanno attenti alle indicazioni della Chiesa. Perché sono in tanti a genuflettersi e a baciare anelli sotto elezioni (o a fare finta).
  Ma non sono molti ad ascoltare. I cattolici lo sanno. Non sono degli ingenui. E sanno che la politica, come constatava il cardinal Ratzinger, è luogo del compromesso.
  Ed è luogo della carità, richiamava Paolo VI. Per i cattolici sono poco
importanti le questioni di schieramento, perché hanno già qualcosa per cui sono schierati.
  Prima e dopo le elezioni. Sono gli altri che fanno un sacco di problemi, un sacco di sofismi, un sacco di giravolte per giustificare i loro schieramenti politici. Perché non hanno altro per cui sono schierati, se non il potere e l’appartenenza politica. I cattolici hanno uno schieramento ben prima che politico. Uno schieramento in cielo. Nel senso che credono alle cose del cielo. E uno schieramento in terra, nel senso che amano la vita e le condizioni per cui essa può continuare a essere donata. E servita, e sviluppata. Perciò sono una parte, non un partito. E nemmeno due o tre partiti. Ma una parte. Che inquieta e tormenta tutti i partiti. Che non lascia in pace nessuno schieramento. E che non si riduce a nessuno schieramento. I partiti vorrebbero che la Chiesa fosse un partito. Il loro, possibilmente, così da lucrare consenso. O quello dell’avversario, così da poterla attaccare più comodamente. E invece i cattolici non ci stanno al gioco imposto da chi vorrebbe comandare tutti i campi, quelli della politica, della società e dei valori. Non tutto è politica, e non tutto si riduce agli schieramenti elettorali. Ci provano sempre a ridurre la Chiesa a politica, i suoi nemici esteriori e a volte i suoi nemici interni. Una Chiesa-partito fa comodo a chi pensa che tutto si determini politicamente.
  Preferirebbero dei cattolici-partito, piuttosto che dei cattolici dalla parte di alcune grandi cose. Li potrebbero sistemare, o comandare, o potrebbero fare concessioni politiche. Invece la libertà di essere dalla parte della vita continua a rendere meno tranquillo il sonno in cui spesso cade la politica, quando dimentica a cosa serve. I cattolici facendo la loro parte aiutano la politica di tutti a non essere fine a se stessa o al perseguimento del solo potere. In questo senso, la presenza della parte dei cattolici è oggi uno delle garanzie migliori di una buona democrazia.