lo statuto
Pediatri italiani dalla parte del concepito
Un nuovo statuto per la Società italiana di pediatria (Sip) è stato approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci l’11 giugno scorso. Vi si legge che la Sip promuove e sostiene «la salute fisica e psichica del neonato, del bambino e dell’adolescente, di ogni cultura ed etnia, difendendone i diritti nella società sin dal concepimento». È un pronunciamento forte dei pediatri italiani, che lega la loro attività alla salute di chi è nato così come a quella di chi ancora deve nascere. «Il pediatra – spiega Alberto Ugazio, neopresidente Sip – difende la salute del bambino sin dall’epoca prenatale considerando la possibilità di un intervento in senso olistico sin dal concepimento. Le possibilità di intervento riguardano l’attenzione alla storia dei genitori, così come la possibilità di far assumere farmaci alla mamma perché attraverso lei arrivino al bambino per prevenire ad esempio la spina bifida; riguardano la vaccinazione contro la rosolia, la prevenzione della toxoplasmosi e la prevenzione dell’arrivo al feto di contaminanti quali il mercurio, pericolosi per il sistema nervoso».
Si tratta del riconoscimento del fatto che la vita del bambino, e dunque il suo diritto alla salute, iniziano prima della nascita, ogni fase dello sviluppo essendo importante per le successive. «Noi la chiamiamo canalizzazione – prosegue Ugazio –: la consapevolezza che gli eventi ambientali che influenzano l’embrione, il feto, il neonato, influenzano la sua vita futura. In questo il pediatra è sinergico col ginecologo, sia per quanto riguarda i messaggi che devono arrivare alla mamma, sia per gli interventi sociali da attuare in favore dell’ambiente e della famiglia».
È un fenomeno di consapevolezza internazionale che passa anche sulle riviste scientifiche pediatriche: gli Archives of disease in chilhood
(«Quaderni di malattie infantili») ha un’edizione intitolata «Fetal and neonatal edition»; e la rivista Early human development
(«Sviluppo umano precoce») si definisce nella sua intestazione come «Rivista internazionale sulla continuità tra vita fetale e postnatale»; allo stesso tempo fioriscono congressi scientifici dal titolo «Il feto come paziente», l’ultimo tenutosi in aprile a San Diego. Questo riconoscimento determina due conseguenze. La prima è l’interdisciplinarietà in ambito di diagnosi prenatale o di previsione di nascita prematura, in cui il pediatra diventa una figura cardine, per non lasciare sulle spalle del solo ginecologo il carico di illustrare alla famiglia conseguenze e possibilità terapeutiche di una malattia fetale o della prematurità. La seconda conseguenza è che il riconoscimento scientifico sottolinea un riconoscimento affettivo e culturale: portare in sé non un 'progetto' ma un bambino, fatto che illumina di serenità i nove mesi dell’attesa.
Nelle parole dello Statuto dei pediatri italiani la vita prenatale, erroneamente considerata da alcuni un’appendice materna, ritrova finalmente un riconoscimento per il suo diritto alla salute; e riprende il suo vero aspetto di compagnia umana per la madre, da tutelare e talora da curare.
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